E' ARRIVATO CARNEVALE!!!
MASCHERA DI PULCINELL
A

PULCINELLA SOFFRE IN UNA CITTA' MARTORIATA... MA, RICORDATE... NAPOLI NON E' SOLO "MONNEZZA"!!!

                 
Buon Carnevale a tutti.                        Vi presento la
 
 
MASCHERA DI PULCINELLA "PULLECENELLA" PER I NAPOLETANI!
 
 

Chi non conosce la famosa filastrocca su Pulcinella? Ricordo che da bambina mio padre mi insegnava questa spiritosa canzoncina: <<Pulcinella aveva un gallo, tutto il giorno vi andava a cavallo, con la briglia e con la sella. Viva il galletto di Pulcinella! Pulcinella aveva un gatto, tutto il giorno saltava da matto, suonando una campanella. Viva il gattino di Pulcinella!>>. - Ma chi è questo Pulcinella? –

 
 
 
 

Ebbene Pulcinella è una maschera nata a Napoli, durante la seconda metà del Cinquecento, quando ci fu l’avvento della Commedia dell’Arte, e fu inventata dall’attore Silvio Fiorillo, ma va comunque precisato che essa presenta origini molto lontane; ossia secondo studi approfonditi la maschera risale ai secoli remoti dell’epoca latina. Difatti il nostro Pulcinella ci richiama alla memoria i personaggi delle fabulae atellanae, specie la maschera di Macco (dal latino Maccus che significa Sciocco e indica una persona “stupida”, o meglio un “servo ottuso e deforme”) e Dosseno (dal latino Dossennus che significa Gobbo e indica una persona “astuta”, “furba”, un “vecchio avaro”). I napoletani amano denominare affettuosamente la loro maschera “Pulicinella”, e questo appellativo ci rimanda ancora una volta ad una voce volgare latina “pullicinellus”, che fa pensare ad un “personaggio fisso” latino, proposto da Orazio nella sua opera le Satire; stiamo parlando di Cicirrus, il quale significa “Galletto”. Dai suoi antenati latini, la nostra maschera partenopea, ha ereditato proprio la caratteristica della gobba, il naso appuntito e l’atteggiamento goffo, popolano e grossolano. Quindi si può ben dire che Pulcinella è di origine campana e atellana, e le suddette maschere atellane prendono il nome dalla città campana di Atella, la quale in antichità era situata in una zona territoriale che oggi corrisponde, grosso modo, alle attuali province di Napoli e Caserta, per cui un tempo Atella si trovava in prossimità di Capua. Comunque non bisogna soffermarsi solo sulle origini di Pulcinella, ma anche sul significato del suo nome. Secondo alcuni studiosi di linguistica il nome Pulcinella lo si deve associare a “pulcinello” cioè piccolo pulcino con naso adunco, mentre secondo altri la maschera fu così chiamata dai napoletani perché prese il nome da un teatrante buffone seicentesco di Acerra, “Puccio d’Aniello”, che faceva parte di una Compagnia teatrale di guitti, ovvero di una compagnia di giro.

 
 

Ad ogni modo Pulcinella indossa un camicione bianco con larghi pantaloni bianchi, ha un cinturone nero in vita, il ventre sporgente, scarpette nere, un cappuccio bianco in testa e una grossa maschera al viso che lascia scoperta sola la bocca; ha un naso ricurvo, le rughe sulla fronte e un espressione al quanto inquietante. Egli è un servo furbo e pigro, ha una tonalità di voce stridula e acuta, cammina in maniera goffa, gesticola in modo eccessivo, tanto che quando deve mostrare la sua gioia, lo fa in maniera plateale e senza risparmiare le sue energie vitali comincia a saltellare, danzare, cantare, gridare, ecc. Ama vivere alla giornata sfruttando la sua astuzia, difatti è pronto a girovagare tutto il giorno per i vicoli e i quartieri di Napoli e ad adeguarsi a qualsiasi situazione che l’occasione richiede: ora è un abile impostore ora un ladro, ora un ciarlatano oppure un povero affamato o un ricco prepotente, ecc. È spontaneo, semplice, simpatico, divertente, chiacchierone, dispettoso, avventuriero, generoso, malinconico, credulone, combattivo e inaffidabile. Pulcinella ha un significato non solo storico, artistico e culturale, ma soprattutto sociale, o meglio di denuncia sociale. Metaforicamente quindi la maschera simboleggia la plebe napoletana che stanca degli abusi e delle umiliazioni ricevute dalla cinica classe alto–media borghese, si ribella a questi disumani potenti, che hanno fatto di tutto per rendere nel corso dei secoli una vita dura e avversa al popolo partenopeo. Quindi Pulcinella essendo l’anima del popolo minuto rispecchia la voglia di rivincita di quest’ultimo. Con la sua ironia e con la sua forza si burla del potere sottolineando la sua volontà di vivere e superare gli ostacoli. Pulcinella non conosce confini, è una maschera conosciuta anche oltre oceano, visto che durante il corso dei secoli molti teatranti italiani essendo stati costretti ad espatriare per cercare fortuna altrove, hanno diffuso questo “personaggio fisso” in varie nazioni; ecco che in Francia nasce Polichinelle, in Germania Kaspar, in Inghilterra Punch, e così via. Pulcinella è anche un personaggio che prova forti sentimenti, è stregato dalla sua eterna fidanzata Teresina, ma è sempre nei guai e grazie alla sua scaltrezza riesce ad uscire dalle spiacevoli situazioni in cui si è cacciato. Secondo studi approfonditi ci sono circa una sessantina di attori che hanno interpretato dal 1500 al 1954 la maschera napoletana, e tra i più noti attori pulcinelleschi della storia del teatro partenopeo ricordiamo il grande Antonio Petito (1822-1876). Ad ogni modo va precisato che, ai giorni nostri, nella commedia napoletana contemporanea, Pulcinella è stato rinterpretato dal guarattellaro Nunzio Zampella, e in un secondo tempo dal suo allievo, l’attore e burattinaio Bruno Leone, che nel 1979 ereditando dal suo maestro la maschera di Pulcinella ha deciso per l’appunto di riportare alla ribalta la tradizione pulcinellesca e di recuperare il Teatro delle guarattelle.

  http://www.portanapoli.com/Ita/ita.html
  Le maschere napoletane >
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Pulcinella
  Felice Sciosciammocca
  personaggi minori
 

Pollichinelle, Punch e Półpuszka

Il nome di Pulcinella è cambiato nel corso degli anni, anticamente era Policinella, come si vede dal titolo della commedia di Fiorillo, o Pollicinella. Partito da Napoli in compagnia di altri personaggi come Coviello, Pascariello e una lunga fila di capitani vanagloriosi come Matamoros e Rodomonte che parlavano una lingua franca a metà tra il napoletano e lo spagnolo, Pulcinella con Silvio Fiorillo approdò nelle grandi compagnie comiche del nord e divenne l'antagonista di Arlecchino, il servo sciocco, credulone e sempre affamato di quella fame atavica dei poveri diavoli.

Anche nell'aspetto Pulcinella è cambiato nel corso dei secoli, la sua maschera è stata chiara o scura a seconda dei periodi, il pittore veneziano Giandomenico Tiepolo lo dipinge in ambedue i modi, ma siamo già nel XVIII secolo. Nel 1621 nella raccolta d'incisioni intitolata I Balli di Sfessania, il francese Jacques Callot rappresenta il suo Polliciniello con la maschera bianca, il ventre prominente di Maccus diventa una gobba, anzi spesso una doppia gobba, come nella versione francese, altre volte la gobba scompare come nei disegni del pittore romano del '700 Pier Leone Ghezzi dove è rappresentato con la maschera nera.

Comunque la più importante raccolta di lazzi pulcinelleschi rimarrà quella del seicentesco Padre Placido Adriani (Lucca fine sec. XVII-? dopo il 1736). A Napoli, all'inizio del Settecento, la fortuna del personaggio di Pulcinella ha bisogno di uno spazio proprio, per questo verrà costruito appositamente un teatro per le commedie in dialetto: il San Carlino dove lavoreranno famosi Pulcinella come Petito e Altavilla.

Forse l'aspetto del Pulcinella che conosciamo oggi è quello dei disegni di Ghezzi, filtrati attraverso il costume che per anni indossò il più longevo e prolifico attore di farse pulcinellesche: Antonio Petito. Addirittura si è ipotizzato che la forma della maschera, in particolare nelle versioni più recenti, interpreti un comun denominatore delle caratteristiche somatiche (e craniometriche) che contraddistinguono il popolo dei vicoli. Nello studio, La vera storia del cranio di Pulcinella, una serie di caratteristiche somatiche, come le arcate sopracciliari pronunciate e gli occhi incavati,si suppone siano tramandate con grande frequenza nei fitti e chiusi microsistemi dei quartieri popolari di Napoli.

 Pulcinella nel teatro dei burattini
 
Al di là della Commedia dell’Arte il personaggio di Pulcinella si è sviluppato autonomamente nel teatro dei burattini, di cui è ormai l’emblema. Il Pulcinella burattino non è più servo e servitore, ma un archetipo di vitalità, un anti-eroe ribelle e irriverente, rappresentante dei popoli oppressi alle prese con le contrarietà del quotidiano e i nemici più improbabili.

Numerosi sono stati nei secoli i personaggi derivati da Pulcinella, che hanno dato origine a nuove tradizioni del teatro dei burattini in tutt'Europa. Pulcinella riscosse molto successo soprattutto in Francia con il nome di Polichinelle e in Inghilterra come Punch dove ebbe un repertorio proprio sganciato dalla commedia italiana. Tra gli altri vanno citati, inoltre, Petruška in Russia, Don Cristobal in Spagna, Dom Roberto in Portogallo, Vitez Lazlo in Ungheria e Vasilache in Romania. La grande famiglia europea dei Pulcinella ha visto anche nel XXI secolo due nuovi nati. Półpuszka è la prima originale derivazione polacca del personaggio partenopeo, ideata e realizzata dal burattinaio italiano Massimiliano Venturi con il design di Riccardo Canestrari. In Finlandia – fino ad allora sprovvista di un suo burattino simbolo - è nato Vaino, dalla mano del maestro napoletano Roberto Vernetti con la collaborazione dei suoi allievi finlandesi.

Pulcinella famosi

Altri Pulcinelli famosi, oltre Fiorillo e Calcese, furono:

Michelangelo Fracanzani che nel 1685 inventò, ad uso e consumo delle scene parigine il personaggio di Polichinelle. Fracanzani era nipote del pittore Salvator Rosa che anche lui saltuariamente si esibiva come dilettante nei teatri dell'arte con un personaggio da lui inventato, uno zanni napoletano di nome Formica.

Filippo Cammarano (1764-1842), il più grande Pulcinella del Settecento. Figlio di Vincenzo un attore siciliano che all'inizio del secolo indossò la maschera di Pulcinella e poi la passò al figlio, Filippo Cammarano si distinse per la sua interpretazione molto popolare e piacque sia ai napoletani che alla corte dei Borboni, fu beniamino di Re Ferdinando che Cammarano non esitò a denominare "Re nasone", i suoi rapporti con la corte erano simili a quello dei giullari delle corti medievali.

Pasquale Altavilla (1806-1875) attore e autore dell'800 lavorò accanto a Salvatore Petito lasciando numerose commedie pulcinellesche, alcune delle quali ancora oggi sono rappresentate.

Antonio Petito (1822-1876) fu il più famoso Pulcinella dell'800, a lui si devono numerosissime farse pulcinellesche, figlio di Salvatore Petito, altro grande Pulcinella, Antonio era quasi analfabeta ma lasciò il più numeroso "corpus" di commedie pulcinellesche che spesso si ispiravano a temi di attualità della società napoletana del suo tempo.

Eduardo De Filippo (1900-1984) vestì spesso i panni di Pulcinella, soprattutto all'inizio di carriera. Nel settembre 1958 a Milano per inaugurare la stagione del Piccolo Teatro mise in scena un felice adattamento della commedia di Pasquale Altavilla Pulcinella in cerca della sua fortuna per Napoli.

Massimo Troisi (1953-1994) fu anche lui un buon Pulcinella, all'inizio di carriera con il gruppo teatrale la "Smorfia". Con il film di Ettore Scola Il viaggio di Capitan Fracassa del 1990 Troisi portò la sua versione della maschera napoletana sul grande schermo.

Nicolas Pierangeli il piú grande Pulcinella di tutti i tempi. Conosciuto anche per la sua interpretazione di Bella e Bestia del 1999.

Recentemente è rifiorita nel Napoletano l'antica tradizione del teatro dei burattini, che ha nel personaggio di Pulcinella il suo principale rappresentante. Attualmente, a Pulcinella si associa il nome dei burattinai Salvatore Gatto, Bruno Leone, Roberto Vernetti, Maria Imperatrice, Adele Fuccio, Gaspare Nasuto.

http://it.wikipedia.org/wiki/Pulcinella

 

 

A città 'e pullecenella  (colonna sonora di questa pagina.

Azzardo una traduzione per i non napoletani... ma, sappiate, che tante espressioni napoletane sono "intraducibili")

T'accumpagno vico vico,                   Ti accompagno vicolo per vicolo,
sulo a te ca si' n'amico...                   solo a te che sei un amico...
e te porto p''e Quartiere,                   e ti porto per i Quartieri,
addó' 'o sole nun se vére...               dove il sole non si vede...
ma se vére tutt''o riesto...                 ma si vede tutto il resto...
e s'arápono 'e ffeneste;                     e si aprono le finestre;
e capisce comm'è bella,                     e capisci come è bella,
'a cittá 'e Pullecenella!                       la città di Pulcinella

Comm'è bella, comm'è bella,             Come è bella, come è bella,
'a cittá 'e Pullecenella...                     la città di Pulcinella...
Comm'è bella, comm'è bella,             ...si ripete...
'a cittá 'e Pullecenella...

Mme dispiace sulamente                   L'unica cosa che mi dispiace è
ca ll'orgoglio 'e chesta gente,           che l'orgoglio di questa gente (dei napoletani),
se murtifica, ogne ghiuorno,             viene mortificato, ogni giorno,
pe' na máneca 'e fetiente                  da un gruppo di fetenti (mascalzoni)
che nun tènono cuscienza,                che non hanno coscienza,
che nun tènono rispetto...                 che non hanno rispetto...
Comme fanno a pigliá suonno,          come fanno a prender sonno,
quann'è 'a sera, dint''o lietto?!...      quando è sera, nel loro letto?!

Dint''o lietto, dint''o lietto,                 Nel loro letto, nel loro letto,
quann'è 'a sera, dint''o lietto...         quando è sera, nel loro letto...
Dint''o lietto, dint''o lietto,                 ...si ripete...
quann'è 'a sera, dint''o lietto...

II

Mo te porto a Margellina,                   Adesso ti porto a Mergellina,
sempe ca nun tiene fretta,                sempre che tu non abbia fretta,
verso 'e ccinche d''a matina,             verso le cinque di mattina,
quann''o traffico 'o ppermette...       quando il traffico lo permette...
Ccá è permesso tutte cosa,                Qui è permesso tutto,
no' pecché tiene 'o diritto...               non perchè tu ne abbia il diritto...
ma pecché s'è sempe fatto...             ma perchè si è sempre fatto...
o è sultanto pe' dispietto!...               o è soltanto per dispetto!...

Pe' dispietto, pe' dispietto,                Per dispetto, per dispetto,
o è sultanto pe' dispietto!...               o è soltanto per dispetto...
Pe' dispietto, pe' dispietto,                ...si ripete...
o è sultanto pe' dispietto!...

Mme dispiace sulamente                   L'unica cosa che mi dispiace è
ca ll'orgoglio 'e chesta gente,           che l'orgoglio di questa gente (dei napoletani),
se murtifica ogne ghiuorno...            viene calpestato ogni giorno...
e nuje ce mettimmo scuorno...         e noi ce ne vergognamo...
Ma nisciuno pò fá niente:                  Ma nessuno può fare niente: 
ce 'a zucammo 'a caramella...           ci succhiamo la caramella... (cerchiamo di addolcirci la vita)
Comm'è doce e comme e bella,         Come è dolce e come è bella,
'a cittá 'e Pullecenella...                     la città di Pulcinella...

Comm'è doce, comm'è bella,            ...si ripete...
'a cittá 'e Pullecenella...
Comm'è doce, comm'è bella,
'a cittá 'e Pulecenella...

Ah!...Ah!...Ah!...(voci)
Ah!...Ah!...Ah!...(voci)
.................................... 
....................................

Comm'è doce, comm'è bella,          ...si ripete...
'a cittá 'e Pullecenella...
Comm'è doce, comm'è bella,
'a cittá 'e Pullecenella...

I' che sóngo musicante                   Io che sono un musicista
e mme sento furtunato,                  e mi ritengo fortunato,
canto e sòno, sòno e canto,            canto e suono, suono e canto,
chesta bella serenata...                  questa bella serenata...
E pecché só' 'nnammurato,            Sarà perchè ne sono innamorato,
pecché forse ce só' nato...              perchè forse ci sono nato...
ma vedite comm'è bella,                 ma guardate quanto è bella,
'a cittá 'e Pullecenella!...                 la città di Pulcinella!...

Comm'è bella, comm'è bella,         ...si ripete...
'a cittá 'e Pullecenella....
Comm'è bella, comm'è bella,
'a cittá 'e Pullecenella...
Comm'è bella, comm'è bella,
'a cittá 'e Pullecenella...
Comm'è bella, comm'è bella,
'a cittá 'e Pullecenella...

Ah!...

 

 
Sei di Napoli se hai esclamato almeno una volta nella vita 'UAGLIU' TUTT' APPOST?'

- Sei di Napoli se in disco o in qualsiasi altra situazione in cui stai bene dici 'STO PARIANN .'

- Sei di Napoli se sei stato male dopo un 'panino completo' di Giggino strafogato alle 5 di mattina

- Sei di Napoli se vedi la vita a colori quando tutto è nero

- Sei di Napoli se dopo l'alba vista da mergellina ti fermi al ciottolo per un mega cornetto

- Sei di Napoli se dici che quelli del liceo classico sono 'Chiattilli'

- Sei di Napoli se sei andato a comprare il fumo dalla 'SPOSA' ai quartieri spagnoli

- Sei di Napoli se dici lacchiesa con la doppia c...

- Sei di Napoli se i friarie lli ti piacciono di più con la sasiccia nella marenna

- Sei di Napoli se litighi con tutti quando sei bloccato in tangenziale

- Sei di Napoli se chiami il tuo scooter 'o mezz'

- Sei di Napoli se trovi normale chi và in scooter minimo a trè

- Sei di Napoli se parcheggi in 5^ fila e ti lamenti quando al ritorno trovi una multa

- Sei di Napoli se prima di sapere di che argomento si tratta dici ' ...ma io nun sacce nient'

- Sei di Napoli se quando non ti viene un termine in italiano e lo sbagli, poi ti giustifichi dicendo che volevi dirlo in dialetto

- Sei di Napoli se riesci a fare battute anche in situazioni drammatiche

- Sei di Napoli se apprezzi la buona tavola

- Sei di Napoli se la domenica mangi alle 15 e finisci alle 20

- Sei di Napoli se quando giochi a tombola al primo nume ro dici 'ambo!'

- Sei di Napoli se pensi che non ci sia niente di meglio che prendere il sole a Mergellina sugli scogli con la birra fredda e il tarallo caldo

- Sei di Napoli se almeno una volta hai messo lo stereo a palla per cantare le canzoni di Nino D'angelo (na bandier tutta azzurr che arrassumiglie o
ciel' e o mar e stà città)

- Sei di Napoli se a volte chiami 'LOTE' gli amici che ti hanno fatto un torto

- Sei di Napoli se spendi tutto in un giorno e dici: 'diman' Dio ce penz''

- Sei di Napoli se allo stadio o sul divano di casa urli di gioia tutto sudato quando Lavezzi segna un goooooooooooaaaaall

- Sei di Napoli se sei costretto ad emigrare per trovare un lavoro decente

- Sei di Napoli se ci rimani male quando il resto d'Italia pensa che a Napoli ci sia solo 'MONNEZZA' ..... e tu sai bene che non è così!

SOS NON ABBIAMO SOLO LA SPAZZATURA.. ...SOFFRIAMO AFFINCHE' POSSIAMO
DISTANZIARCI DA CHI CI GOVERNA E DA CHI CI CIRCONDA.....NOI SIAMO LA VERA
VOCE DI NAPOLI
(MARY C del PCG)
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