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La più famosa maschera romana è sicuramente Rugantino,
nome mutuato dal termine dialettale 'ruganza', che sta per arroganza,
spavalderia.

Nel teatro romano, infatti, Rugantino è un giovane
spaccone che ricorda i capitani boriosi della Commedia dell'Arte e il
Miles gloriosus di Plauto.

Nato nel diciottesimo secolo inizialmente come
caricatura dei gendarmi, presto è diventato il giovane riottoso per
antonomasia, l'emblema del vanaglorioso, abile con la parola quanto con i
pugni.

Portato sulla scena dal cantastorie Sor Capanna e sulle riviste satiriche
da Odoardo Zuccari, veniva presentato così al pubblico:

"Cor cappello a du'pizzi, cor grugno lungo du'parmi, co'
'na scucchia rivortata 'nsù a uso de cucchiaro, co' no' spadone che nun ce
la po' quello der sor Radeschio, e co' le cianche come l'Arco de Pantano,
se presenta, Signori mia, Rugantino er duro, nato 'nsto piccolo
castelluccio e cresciuto a forza de sventole, perchè ha avuto 'gni sempre
er vizio de rugà e d'arilevacce".

Ma Rugantino è protagonista anche di una delle più romantiche e tragiche
storie d'amore che si ricordino all'ombra del Colosseo: la sua passione
per la bella Rosetta lo trasformerà da briccone a eroe, capace di
addossarsi la colpa dell'omicidio del marito di lei e per questo salirà
sulla forca, giustiziato dall'amico Mastro Titta che proprio grazie
all'esecuzione di Rugantino, la millesima della sua carriera di boia,
otterrà dal Papa la dispensa per sposarsi di nuovo..

Rugantino si è definitivamente imposto come "La Maschera di Roma" grazie
anche alla fortunata trasposizione teatrale regalataci dal duo Garinei e
Giovannini e riproposta in diverse versioni da attori famosi come Nino
Manfredi ed Enrico Montesano e le sempre verdi musiche di un Maestro quale
Armando Trovajoli.

a cura di Roberta Barbi e Laura Baccari
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